The Structural Engineer's Corner

Eng. Onorio Francesco Salvatore

I giunti nelle pavimentazioni in calcestruzzo

Written By: Francesco Salvatore Onorio - Jan• 24•12

Le pavimentazioni in calcestruzzo costituiscono un elemento strutturale ampiamente diffuso nel mondo delle costruzioni. Gli impieghi sono svariati, dalle pavimentazioni industriali dei grandi open space, alle banchine portuali o aeroportuali.

Tali elementi, però, presentano anche dei problemi sui quali va riposta particolare attenzione. Il dettaglio tecnico del progettista è fondamentale. Basti pensare il 50% dei contenziosi per danni nel mondo delle costruzioni è afferente alle pavimentazioni suddette.

Quali patologie?

La fessurazione è il problema più rilevante, soprattutto se la pavimentazione suddetta, come spesso accade, è impiegata in condizioni ambientali aggressive. Si pensi, ad esempio, ad una banchina portuale: l’attacco dei cloruri è devastante in caso di pavimentazioni fessurate.

Si possono avere fessure passanti, fessurazioni superficiali, sollevamenti, abrasioni, ecc.

Quali accorgimenti?

Anzitutto, occorre studiare attentamente il tipo di calcestruzzo da impiegare, per la classe di resistenza, quella di esposizione (i due aspetti sono collegati), il copriferro, l’interferro, ecc. Le condizioni ambientali, troppo spesso trascurate, costituiscono uno dei problemi principali. A tal proposito, vi rimando ad alcuni articoli che ho scritto tempo addietro:

– Come prescrivere le opere in calcestruzzo – parte I: classe di resistenza e classe di esposizione;

– Come prescrivere le opere in calcestruzzo – parte II: la difficile scelta della classe del calcestruzzo e la selva oscura degli “utili riferimenti”;

– Come prescrivere le opere in calcestruzzo – parte III: schede riepilogative per ogni classe di esposizione;

– Come prescrivere le opere in calcestruzzo – parte IV: la scelta del diametro massimo dell’inerte;

Come prescrivere le opere in calcestruzzo – parte V: copriferro minimo per le tensioni di aderenza con il calcestruzzo.

Veniamo al problema da affrontare in questo articolo: i giunti.

Una corretta progettazione dei giunti consente di risolvere molti dei problemi riguardanti il danneggiamento delle pavimentazioni. Come detto, una progettazione attenta di questi elementi consente di mettersi al sicuro in caso di contenziosi.

Si hanno quattro tipi di giunti:

giunti di costruzione;

giunti di contrazione (o controllo);

giunti di dilatazione;

giunti di isolamento.

Nel presente articolo voglio fornire alcuni cenni ad ognuno dei suddetti, per poi parlarne più in dettaglio dedicando un articolo ad ogni tipologia di giunti.

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Giunto di costruzione

Tali giunti si costituiscono, di fatto, con l’accostamento di due lastre gettate in opera in tempi diversi. I getti devono essere rettilinei e con sezione perfettamente verticale.

All’interno del getto si dispongono dei barrotti in ferro liscio (non ad aderenza migliorata) avente diametro all’incirca di 14-20 mm con lunghezza intorno ai 50-60 cm. Si posizionano “a cavallo” dei giunti, tra due getti contigui. Un dettaglio importante – e spesso non evidenziato nei disegni costruttivi – risiede nel conferire la possibilità a metà porzione di barrotto di scorrere liberamente mediante inserimento di un tubo in pvc nel getto.
L’inserimento dei barrotti persegue due scopi: tasferire i carichi in prossimità del giunto di costruzione ed impedire i movimenti verticali delle lastre, lasciando invece libera la traslazione orizzontale.

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Giunti di contrazione (o controllo)

I giunti di contrazione costituiscono sezioni di indebolimento preferenziale nelle quali possono concentrarsi le sollecitazioni di contrazione. Vengono, in genere, tagliati in opera con apposite attrezzature a disco.

Per questi giunti, il dimensionamento è fondamentale. Il progettista deve calcolare la massima distanza tra un giunto e l’altro, così come anche la profondità dei tagli.

Le relazioni di calcolo saranno fornite in un articolo successivo dedicato esclusivamente a questi giunti.

Nell’immagine di sopra si nota il giunto suddetto che però non è risultato adeguato per lo scopo: la fessurazione è avvenuta in una sezione vicina, in una posizione non voluta.

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Giunto di dilatazione

Generalmente, tali giunti si fanno coincidere con quelli di costruzione, con l’avvertenza di interporre tra le lastre un materiale comprimibile il cui spessore possa consentire l’allungamento delle lastre stesse senza che le estremità possano venire a contatto.

La distanza massima tra i giunti e l’ampiezza del singolo giunto devono essere progettati dall’ingegnere strutturista. Anche in questo caso, il dettaglio è di fondamentale importanza. Le relazioni di calcolo, estremamente semplici in questo caso, saranno fornite in un articolo successivo dedicato esclusivamente ai giunti di dilatazione.

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Giunti di isolamento

La creazione dei giunti di isolamento risponde all’esigenza di rendere la pavimentazione indipendente dalle strutture adiacenti. Il giunto di isolamento, dunque, assolve l’esigenza di assecondare i movimenti facendo in modo che le parti non vengano a contatto.

Nell’immagine di sopra si ha la formazione di una fessura dovuta al fatto che la pavimentazione non è indipendente dal pilastro. Un giunto di isolamento era necessario.

I giunti di isolamento si adottano per realizzare confinamenti anche in prossimità di chiusini e manufatti, i quali determinanano interruzioni di continuità della pavimentazione.

Bene, con questo è tutto. Ci diamo appuntamento, tempo permettendo, ai prossimi quattro articoli in cui parlerò singolarmente di ognuno dei giunti suddetti e fornirò le relative, semplici, relazioni di calcolo.

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Per maggiori informazioni è possibile contattare l’autore a:

onorio@strutturista.com

Ing. Onorio Francesco Salvatore

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2 Comments

  1. Alex says:

    Hai proprio ragione, quello delle pavimentazioni è un discorso da non prendere sotto gamba come invece molto spesso accade nella pratica professionale.
    Altro problema da tenere in conto e sul quale si trova davvero poco in letteratura è il problema della viscosità in trazione legato agli effetti del ritiro igrometrico vincolato nei primissimi giorni di “vita” del getto. Personalmente ho avuto la fortuna, diciamo cosi, di poter studiare tale problema mettendo a punto un dispositivo di prova sperimentale e diciamo che dalle misurazioni fatte su alcuni particolari tipi di miscele di cls si nota, in maniera evidente su miscele rinforzate con fibre polimeriche, l’effetto benefico della viscosità in trazione che tende a rilassare le tensioni da ritiro ritardando cosi il periodo di fessurazione e permettendo quindi, nello stesso tempo, di dare al cls il tempo necessario per sviluppare adeguate caratteristiche meccaniche in grado di contrastare tale fenomeno.


  2. Ciao Alex,
    ti ringrazio per l’interessante commento. Se vuoi condividere studi e risultati sull’argomento, il sito è a tua disposizione.

    Un cordiale saluto.

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